Home Page > News > Notizie ed eventi > Simona Cornali, neoconsigliera: l'intervista.
Un'intervista per conoscere meglio Simona Cornali, neoconsigliera della nostra coop.


Simona Cornali, neo consigliera della cooperativa Di Vittorio e professoressa d’inglese all’istituto alberghiero di Salso, ha partecipato con entusiasmo al mondo dell’associazionismo locale. Abbiamo deciso di affrontare assieme a lei una serie di questioni riguardanti il nuovo ruolo che ricoprirà all’interno della coop: responsabilità, aspettative, desideri e un po’ di spazio per i ricordi.

Quando e come sei entrata in contatto con la nostra cooperativa?

Io e la mia famiglia abbiamo conosciuto la coop grazie alla famiglia Corradi, amici personali e residenti nel primo e storico condominio di Via De Gasperi. Alla Di Vittorio ci sono arrivata, dunque, attraverso i miei genitori; siamo stati inseriti in graduatoria per un alloggio una ventina d’anni fa ed abbiamo avuto la nostra abitazione di Via Emanuelli nei primi anni ’90. La casa, per noi che eravamo una famiglia operaia, era come un sogno che si realizzava: l’affitto sociale è stato un aiuto vero, sostanziale, che mi ha consentito di studiare con molta più tranquillità, di fare l’Università e di andare all’estero a perfezionarmi. Abbiamo sempre avuto la precisa consapevolezza di essere entrati all’interno di una realtà molto attenta al sociale. Mia madre, tra l’altro, vive ancora in Via Emanuelli, mentre io risiedo nei sedici alloggi di Via Lombardi. Il rapporto, quindi, non è mai terminato.

Che ricordi hai del tuo primo periodo in cooperativa?

L’entrata in Di Vittorio mi ha permesso di conoscere quella che sarebbe poi diventata una delle mie migliori amiche, Isabella Botti. Quel periodo ha coinciso, per me, con un momento di grande impegno nel mondo del volontariato e dell’associazionismo locale. Anche Isabella abitava in Via Emanuelli e assieme a lei ho partecipato all’organizzazione del Festival di Lilliput, che ora, purtroppo, non esiste più, partecipando poi alla vita dell’associazione fidentina Garabombo, per cui ho venduto – ad esempio- prodotti del commercio equo-solidale alla festa del movimento “Città Aperta”.

Come ti poni rispetto al tuo nuovo ruolo di consigliere?

Sono diventata consigliere in modo inaspettato e vorrei vivere questa esperienza come un’occasione per partecipare di più e più attivamente, perché non credo che il compito di un socio della coop possa e debba esaurirsi esclusivamente nell’essere inquilino o prestatore. Fare qualche riunione ogni tanto non è quindi sufficiente, bisogna essere e sentirsi più vicini alle cose. Aspetto di poter partecipare a un’assemblea e voglio prendermi il tempo per capire quanto effettivamente la mia presenza possa essere importante. Spero davvero di portare un contributo di critica costruttiva o un’opinione che non sia banale.

Che opinione ti sei fatta delle attività extra-abitative in cui è impegnata la cooperativa?

In generale condivido quanto la coop ha fatto anche in ambiti diversi da quello edilizio - abitativo. Mi pare abbia sempre proseguito nell’alveo delle proprie prerogative; anche in queste esperienze si dovrebbe cercare di evitare il più possibile il rischio di agire in una logica solo strettamente commerciale ed esclusivamente votata al profitto. Un distanziamento della coop dalle proprie prerogative originarie potrebbe causare una disaffezione nella base sociale.

Stai notando qualche segnale in questo senso?

In effetti si nota meno, ora, rispetto a tempo fa, questo senso di appartenenza a una realtà come la Di Vittorio; si deve cercare di recuperare lo spirito di partecipazione e, noi, tra l’altro, viviamo proprio in una realtà che per le proprie dimensioni e le proprie caratteristiche favorisce questo genere di dinamiche. Non sto ragionando necessariamente in astratto o su grande scala, ma nel piccolo, nell’ambito delle problematiche collegate alla vita condominiale. Occorre partecipare e vivere più dall’interno che dall’esterno, predisponendo più momenti di confronto anche sulle piccole cose. Vanno ripristinati canali di comunicazione non necessariamente sofisticati o tecnologici, per poter informare gli inquilini degli interventi previsti nei rispettivi condomini.

Qual è, a tuo avviso, la carta che la coop deve giocare, ora?

 

 

La cosa che più mi piace della coop, il suo punto di forza, è la sua voglia e la sua capacità di guardare al futuro, di intraprendere esperienze nuove e talvolta coraggiose, di sperimentare, nell’edilizia, con materiali costruttivi nuovi, di vedere lontano. Una vera e propria coop di abitanti, quindi, che tale deve restare.

13/12/2011