Nonostante la grossa crisi, il mondo cooperativo e la regione Emilia Romagna "tengono bene".
“La nostra regione può a pieno titolo essere definita come
la culla europea e italiana della cooperazione. La diffusione del sistema cooperativo
rispecchia in pieno un peculiare clima socioculturale che è compito e dovere di
tutti preservare”. Così Maurizio Gardini, presidente di
Fedagri-Confcooperative, ha esordito a Bologna in occasione dell’apertura alla
relazione delle centrali cooperative del 17 ottobre scorso. I dati-in effetti- parlano chiaro: le
cooperative, in Emilia Romagna, costituiscono l’1.3% del totale delle imprese a
cui afferiscono il 12,4% degli addetti ed esprimono circa il 12% del prodotto
interno lordo regionale. Le coop associate ad AGCI, Confcooperative e Legacoop
sono 3700, sommano un valore della produzione pari a 40 miliardi di euro,
aggregano un totale di 2 milioni di soci e forniscono occupazione a oltre
210.000 addetti. Non c’è,
però, soltanto ottimismo. Gardini sa che il momento è particolarmente difficile.
“L’attuale crisi consentirà di preservare questi risultati? Questi dati stridono con gli effetti
prodotti dall’ultima manovra finanziaria del Governo nazionale tesa a colpire
il regime fiscale della cooperazione, senza contare i tagli al territorio
che hanno colpito trasporto pubblico locale, l’ambiente, la viabilità, gli
incentivi alle imprese, l’edilizia residenziale agevolata, il mercato del
lavoro, la protezione civile. La costituzione dell’ACI, l’Alleanza delle
Cooperative Italiane, avvenuta lo scorso 27 gennaio per dare più forza alle
imprese cooperative, è un coordinamento definito e stabile della rappresentanza
tra AGCI, Confcooperative, Legacoop. Per
tutto il mondo cooperativo è necessario continuare a dialogare col terzo
settore per creare una nuova teoria dello sviluppo sostenibile, prendendo
scelte più innovative fin da subito e cercando di intercettare e interpretare i
bisogni emergenti”. Vasco Errani, presidente della regione Emilia Romagna, amplia
la prospettiva. “La cooperazione è nel dna di questa terra. Il dibattito che si
sta svolgendo ora nel paese è, purtroppo, provinciale: l’unico modo per poter
cambiare è criticare e cercare di modificare la visione imperante. In un mondo occidentale dove i giovani non
vedono futuro né prospettive, la forma cooperativa ha invece una propria
modernità. Bisogna fare lo sforzo di
mantenersi in una dimensione globale ed europea, abbandonando chiusura e paura,
che sono atteggiamenti fallimentari attraverso i quali l’Europa rischia di
regredire sempre più. L’Italia deve andare oltre le classiche ricette del
neoliberismo; il problema va risolto prima a livello regionale e poi
nazionale. La regione Emilia Romagna può in questo senso diventare un traino
per questo paese”. La conclusione di Paolo Cattabiani, presidente di Legacoop
Emilia Romagna, infonde un po’ di ottimismo. “La cooperazione ha tenuto bene, ha continuato a dare lavoro, ha offerto
opportunità professionali ai giovani: molte coop continuano ad assumere
nonostante tutto. Si deve continuare a mantenere l’Emilia Romagna al top”.
13/12/2011
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