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Dove nasce il nome Villaggio del Gusto? Nasce forse sotto i cavoli, come i bambini delle favole...
Il nome Villaggio del Gusto nasconde in realtà una guerra di significati. Si pone in opposizione all’abuso del consumismo e all’abuso della natura, vuole lo sviluppo sostenibile del territorio... ma potrebbe essere scambiato come un nome finto contadino o come un nome da shopping center mascherato. Quale messaggio intende allora posizionare questo nome? Di sicuro, chi sarà ospite del Villaggio non sarà né un villico e né un villeggiante. Nell’area padana -e non solo- il villaggio di patriarcale memoria non esiste più. Ma nello stesso luogo, accanto al casello autostradale dell’A1 di Fidenza, si apprestano a convivere due diversi villaggi. Fidenza Village, l’outlet, utilizza il vocabolo villaggio nella moderna accezione urbana (Greenwich Village: qualcuno se lo ricorda?). In questo senso viaggia in sintonia con altre realtà commerciali e, anche, con novelle comunità web, che definiscono anch’esse il proprio popolo (o la propria tribù) come village. Ma il nostro Villaggio del Gusto ha voglia di guardare verso altri orizzonti. Nell’associare un nome come Villaggio ad un sostantivo come Gusto, accade infatti uno slittamento di riferimenti. Ci si sposta dal quartiere urbano e dalle tribù mediatiche verso un contesto più familiare, fatto di rumore di piatti, di cucine, di zappe e di orti... in un contesto di convivenza intergenerazionale, in una parola: un contesto domestico. Questo scostamento verso le cose di casa e le cose di campagna fonda indubitabilmente l’anima del Villaggio del Gusto. Certo, si venderà cibo, ma la dimensione di economia su cui intende porre l’accento anche l’Attoprimo è in opposizione alle logiche mondane basate sull’apparenza consumistica. Il nome Villaggio del Gusto vuole insomma alimentare reali fornelli di casa e un reale stare a tavola secondo i principi della relazione responsabile col cibo. Villaggio è anche memoria viva di una terra circostante, del lavoro nei campi e del lavoro di trasformazione della materia prima; Gusto è esperienza viva e sensoriale che appartiene sia all’individuo sia alla cultura di una comunità. E al Villaggio del Gusto si formerà una comunità, seppur temporanea, del cibo. Il Villaggio del Gusto non inventa dunque parole nuove, ma alle vecchie assegna la testimonianza dell’impegno assunto: traghettarci verso una esperienza del cibo che sappia di campanili e di filiere autentiche, cavoli compresi... Un Villaggio, insomma, capace di parlare alle persone nella gustosa ricerca di una quotidiana condivisione. Per dirla alla Crusca: che il nome Villaggio resti dunque villaggio e che non si scosti troppo da semenza e sapienza.

02/11/2009