"Musica e Libertà", lo spettacolo che parla di noi e fa parlare di noi
lo spettacolo teatrale del 5 novembre scorso ha sollevato grande entusiasmo tra i soci e non..ecco cosa dicono di noi...
DI VITTORIO COMMUOVE ANCHE MARIO “Giuseppe Di Vittorio ha fatto la storia mentre gli uomini, che quarant’anni fa hanno dato vita alla Cooperativa Di Vittorio di Fidenza, pur non facendo la storia hanno ridato dignità a tanti lavoratori, dando loro la possibilità di avere una casa propria”. Con queste parole il direttore generale della Di Vittorio Claudio Santoro ha aperto la manifestazione “Musica e Libertà”, primo appuntamento delle celebrazioni del quarantesimo di fondazione della cooperativa fidentina. La serata ci ha convinto di una cosa, non solo chi ha il proprio nome nei libri di storia può giustamente essere qualificato come un facitore della stessa. Nei giorni in cui la storia si fa su Wikipedia, nessuno ha ancora pensato a dedicare alla cooperativa fidentina o al suo mentore e presidente Franco Savi una pagina. Eppure i volti sorridenti e l’entusiasmo con cui i tanti soci seduti in platea al Magnani, tra cui qualche capello bianco dei fondatori di quarant’anni fa, hanno seguito e apprezzato lo spettacolo, sono la dimostrazione vivente che loro una storia, quella più importante quella che cambia i rapporti tra la gente, l’hanno costruita. Lo spettacolo ha percorso tappe importanti della storia italiana e internazionale, tenendo sulla sfonda la vicenda umana del sindacalista pugliese. La sapiente mano del direttore dell’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna Alessandro Nidi ha condotto gli orchestrali, a tratti trascinanti, tra classico e moderno senza sfasature. Particolare emozione ha suscita la recitazione e il canto di Gino Paccagnella. Il tutto si è snodato tra rivoluzione, anarchia e riformismo e non poteva essere che così visti gli autori di alcuni dei brani prescelti Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e l’indimenticabile “Faber” Fabrizio De André. Del resto era così Giuseppe Di Vittorio un sindacalista e un politico che trovava le ragioni della sua appartenenza e del suo impegno nel riscatto delle classi più umili dalle quali lui stesso proveniva. Chissà se una lacrimuccia avrà rigato il volto del primo cittadino di Fidenza Mario Cantini, che ha seguito con attenzione dal palco reale gran parte dello spettacolo. Infondo quella è la sua storia figlio del ferroviere Arturo, sindacalista e poi sindaco “rosso” di Borgo ed è il suo presente in quanto è oggi per sua stessa ammissione sindaco riformista di Fidenza. Di Vittorio era uno che sapeva stare fuori dal coro, come ci ha ricordato lo spettacolo. Nel novembre del 1956 con una nota durissima la sua Cgil condannava l’invasione dell’Ungheria subendo una pesante reprimenda dal Pci, allora ancora tristemente invischiato in una deriva terzo internazionalista. Per questo è stato facile per gli autori affiancarlo a Jan Palach che si diede fuoco in Piazza San Venceslao, come sacrificio supremo per accendere i riflettori sul dramma dell’invasione sovietica in Cecoslovacchia, che ha soffocato quella che ancora si ricorda come la Primavera di Praga del 1969. Chissà se saranno tremati i polsi ad Adriano Fava, segretario cittadino del Pd, seduto in platea, come a noi, che pure abbiamo letto e ascoltato tante volte le struggenti righe di Aldo Moro alla “Cara Noretta”, scritte il 5 maggio prima di essere barbaramente ucciso dalle BR. Un uomo sconfitto, che non sa darsi ragione di come la sua moderazione e il suo spirito mite, non siano bastati a condurre una rivoluzione dolce che avrebbe portato al governo del paese il popolarismo cattolico e il riformismo socialdemocratico impersonato altrettanto degnamente da Enrico Berlinguer. Allora a fermare lo statista democristiano furono le pallottole delle br. Oggi sembra che ad impedire di raccogliere quel testamento riformista al Pd sia la storia. Alla fine della serata un dubbio ci rode. Sul monumento a Jan Palach i fiori non ci sono più, sui libri di storia a uomini come Giuseppe Di Vittorio e Aldo Moro sono dedicate poche sbrigative righe, che non ci sia ancora bisogno ora più di prima di coraggiosi cooperatori come quelli che quarant’anni fa fondarono la Di Vittorio a Fidenza. Massimiliano Franzoni www.ilgio.net 07/11/2009
12/11/2009
|