Home Page > News > Notizie ed eventi > Attoprimo: qui comincia un racconto
Attoprimo è il complesso che ospita ristorante, forno ed emporio. Il primo passo del Villaggio del Gusto.

Siamo in partenza per l’Attoprimo. Eravamo in un casello di campagna, distante non molte miglia da una famosa arteria che aveva visto transitare inossidabili legioni romane. Accadeva giusto venti anni fa. Tutt’intorno erano prati incolti... Un tempo la parola casello indicava la fabbrica del Parmigiano o, tutt’al più, il passaggio a livello della strada ferrata. Qualcosa è cambiato, in questi decenni. Il casello autostradale di Fidenza, sull’A1, vede transitare non più legioni ma veicoli, a milioni e milioni. Fra questi, tantissimi sono oggi intercettati, a pochi passi da noi, dal Fidenza Village, la grande centrale dello shopping. Fra tanti passaggi d’epoca c’è tuttavia un ulteriore passaggio, che in questo Villaggio del Gusto vogliamo far intravedere. E’ sintetizzabile in poche parole: non chiamateci consumatori. Questa parola, consumo, pare restare insolubile. Indistruttibile anche di fronte al packaging bio (tutti i supermercati lo offrono), indistruttibile di fronte a taluni rimedi anticrisi (consumate, consumate!). E, allora, la storia di Attoprimo è una storia esemplare, condotta pensando al biologico in termini diversi. Non solo come dimensione aurea di un campo di grano, ma soprattutto come dimensione essenzialmente umana, di persone nel mondo. Siamo a pieno titolo nella Food Valley di Parma, abbiamo una cultura del cibo... cosa ci manca? Ci mancano le relazioni che legano quel cibo alla terra, ci manca l’esperienza di quelle relazioni, ci manca un modo di considerare noi stessi e la natura come parte di questa splendida melodia: noi -e gli altri da noi- che ci affacciamo insieme su questo mondo. Dunque ritorniamo ai fondamentali materni del cibo come legame. Legame con la terra, con la natura nella sua complessità e come significatore della nostra specie umana. Questi pensieri, fra altri, costituiscono le radici del Villaggio del Gusto, radici che Attoprimo vuole cominciare a dissotterrare. Nel primo strato della terra troviamo l’elemento più nutriente: l’humus. Attoprimo è humus del Villaggio del Gusto. Ne anticipa le motivazioni, ne diffonde il messaggio, crea vissuti e valori che saranno fatti propri dall’insediamento. Attoprimo è formato da due archetipi del cibo: il crudo e il cotto. Parafrasando Levy-Strauss, c’è un crudo esistenziale, come la farina o le materie prime (tutte biologiche) e c’è un cotto rituale (i preparati della tradizione, i piatti del ristorante) che ci portano all’incontro e alla condivisione con gli altri. Questi sistemi simbolici sono rappresentati nell’Attoprimo da tre tappe: il Forno dove la farina lievita e si trasforma col fuoco e con il lavoro in pane, l’Emporio, dove giungono direttamente i prodotti della terra e del lavoro artigianale, e il Ristorante, dove lo stare insieme porta crudo e cotto in tavola. I tre momenti vivranno insieme: nè edifici separati, nè chiusure visive: tutti e tre appartengono ad un unitario scambio fra il territorio e l’ospite. E l’ospitalità, intesa come apertura alle percezioni e ai sapori del territorio, sarà sicuramente un fatto determinante per il Villaggio del Gusto. In prima visione, Attoprimo segna anche un indice di tracciabilità per i nostri prodotti locali e, potenzialmente, per ogni cura del cibo. Ma segna anche un altro genere di tracciabilità, legato proprio all’impronta umana, ai gesti e agli incontri. Nasce infatti la trama di un racconto nuovo, un libro tutto da scrivere e orchestrato dal visitatore che, coscientemente o meno, si troverà improvvisamente di fronte ad una penuria di shopping e ad una abbondanza di relazioni semplici ed essenziali con il lavoro dei campi e con i fondamentali del nostro esistere.


02/11/2009