Stefano Radaelli, agronomo milanese, da 20 anni si occupa
di assistenza tecnica e controllo nell’ambito delle produzioni biologiche;
un’esperienza professionale che lo ha portato a lavorare tra Lombardia ed
Emilia, dapprima nel pavese, nel piacentino e nel modenese poi e, infine, nel
parmense. E’, ora, un collaboratore del Gruppo Di Vittorio per la società
cooperativa agricola “Agrigusto”, e, più nello specifico per Polis SpA. E’
proprio quest’ultimo versante delle attività del Gruppo che decidiamo di approfondire
assieme a lui.
Come hai iniziato a
collaborare con il Gruppo Di Vittorio e di cosa ti stai occupando in questo
momento?
Sono arrivato a conoscere la cooperativa circa un anno e
mezzo fa, nel momento in cui la Di Vittorio ha iniziato ad essere interessata
alle produzioni biologiche. La collaborazione con Franco Savi, inizialmente
sporadica, è diventata col tempo sempre più continuativa. In questo momento sto
seguendo in particolar modo gli aspetti legati alla certificazione biologica
dell’Azienda Agricola Polis e sto fornendo il mio supporto alla presentazione
delle domande di finanziamento presentate sul Programma di Sviluppo Rurale
2007/2013 della Regione Emilia Romagna.
Quali sono gli
obiettivi che si stanno cercando di perseguire con la costituzione della Coop.
Agricola Agrigusto?
L’obiettivo è di creare una rete tra le aziende ottenendo
produzioni che possano avere una ricaduta immediata, ad esempio all’interno
delle attività da avviarsi nell’ambito del Villaggio del Gusto. Inoltre,
vorremmo riuscire ad avere la più vasta gamma possibile di produzioni sia
tramite aggregazioni di filiera intesa in senso tradizionale, sia tramite reti
orizzontali – ossia raggruppamenti di realtà facenti parte dello stesso settore
– anche perché nel prossimo Programma di Sviluppo Rurale c’è l’intenzione di
finanziare gruppi di aziende tra loro organizzate. Altro obiettivo è quello di
realizzare piani d’investimento e miglioramento nelle aree di Cabriolo e di
Vaio ed ottenere sin dall'inizio produzioni foraggero/cerealicole sia per
consumo umano che per la mangimistica. Le colture andranno inoltre scelte in
modo adeguato sia per rispondere ai vincoli imposti dalle norme di produzione
biologica, sia per preservare se non migliorare la fertilità dei suoli.
Quali e quante sono
le realtà all’interno di Agrigusto?
La cooperativa Agrigusto comprende un’azienda biologica -
Polis Agricola - e 12
aziende agricole convenzionali, che fanno però pochissimo uso di
chimica; si cercherà, ove possibile, di traghettarle verso il biologico. Polis
Agricola comprende terreni in zona Cabriolo e Vaio mentre altre otto aziende
sono distribuite nelle zone di Fidenza, Soragna e Salsomaggiore. Vi sono poi
quattro aziende vinicole tra ValParma e Val d’Enza. Consapevolezza di base è
che le aziende, aggregandosi, acquisiscono più potere contrattuale nei
confronti di un potenziale grossista acquirente, più possibilità di un
riconoscimento, in definitiva più forza. D'altra parte insieme sono anche più
facilitate a perseguire la strada della filiera corta e nel proporre pertanto i
propri prodotti coltivati vicino a casa, rendendoli più facilmente
rintracciabili e con maggiori garanzie. Agrigusto, quindi, si configura come
una positiva possibilità per la gente del circondario, per i soci e per le stesse
aziende agricole.
Si sta, quindi,
cercando di gettare le basi per un rapporto nuovo tra produttori e popolazione?
Sì, in un certo senso è come se i cittadini sostenessero i
produttori e questi ultimi si impegnassero a fornire alla popolazione i propri
prodotti con una certa continuità. Una sorta di accordo tra produttori e
clienti finali, quindi. In questo modo si può meglio garantire la sopravvivenza
delle aziende agricole, molte delle quali sono oggi in grande difficoltà. Allo
stesso tempo vengono tutelati i cittadini e, aspetto molto importante, si
preserva il territorio e si permette alla terra di continuare a vivere. Si
dovrebbe riuscire ad entrare in sintonia con il motivo dominante del Villaggio
del Gusto e ad organizzare gruppi di acquisto provando a ridurre al minimo
tutti i problemi causati dalla logistica in termini di spese, confezionamento,
trasporto e relativo inquinamento; il Villaggio del Gusto potrebbe costituire
proprio lo spazio in cui preparare ed assemblare i prodotti per spedirli a pochi
chilometri di distanza, prodotti che si potranno contraddistinguere per le loro
superiori qualità gustative ed organolettiche anche grazie alla vicinanza dei
luoghi di produzione.